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Potenziare le risorse: lo sport come esempio!

 

 

 

 

Siamo sempre più ansiosi di distinguerci per un talento che non possediamo, che essere apprezzati per i quindici talenti che possediamo.
(Mark Twain)

 

Nella mia attività professionale mi è capitato di avere a che fare con sportivi, e non, che spesso non riescono ad uscire da una situazione di stallo. A volte è come se scattasse qualcosa che fa dire “non riesco”; basta un evento traumatico (o così percepito), per mettere in dubbio capacità e potenzialità.

In realtà, è proprio in questi momenti che serve stimolarsi per produrre le risposte più adeguate!

Gli sportivi questo lo sanno bene: non è sufficiente avere il talento, è importante sapere di averlo e saperlo sfruttare nel modo più efficace!

Lo psicologo Peter Terry ha elaborato un modello chiamato “Modello Triadico” che sostiene l’importanza della preparazione fisica, tecnica e psicologica, ma che allo stesso tempo, afferma che una prestazione può essere inferiore se anche uno solo di questi elementi venisse meno.

Peter Terry identifica alcune importanti capacità e caratteristiche fisiche e psicologiche:

capacità fisiche:

·         forza,

·         velocità

·         resistenza

·         scioltezza

capacità psicologiche:

·         fiducia in se stessi

·         concentrazione

·         affidabilità

·         controllo

Ogni sportivo in genere è alla ricerca del massimo rendimento tecnico e atletico, ma sa anche che ciò che può fare la differenza è il livello di preparazione psicologica.

E’ facile notare come le caratteristiche indicate dal modello di Terry siano facilmente trasferibili dallo sport a numerosi altri aspetti della nostra vita, soprattutto quelli in cui dobbiamo e vogliamo garantire delle performance.

Osservare gli sportivi di successo, ci aiuta a volte a capire come la giusta miscela di questi elementi, possa aiutare nella realizzazione dei nostri obiettivi.

Troppo spesso infatti la mente smette di essere nostra alleata e si pone come ostacolo alla nostra realizzazione.

Come? Semplice: non ci fa riconoscere i nostri successi, non ci fa notare cose a cui teniamo, non ci fa essere consapevoli dei nostri gesti.

E allora, anziché essere frettolosi e tirare conclusioni su quanto poco siamo validi, può esserci d’aiuto riconoscere il nostro vero talento, conoscere come funziona la nostra mente, dove ci sta boicottando e imparare a governala!

Nello sport, come nella vita, dove manca il lavoro su di sé, volto a riconoscere le nostre potenzialità e il nostro “vero valore”, le sfide si fanno difficili e diventano quasi irraggiungibili……..quando in realtà la vittoria l’abbiamo tra le nostre mani.

Elena

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